Categorie
education portfolio

Quando facemmo tanti hackathon per ragazze

Tim Girls Hackathon

Un giorno di autunno del 2014 mi chiamò Mara, co-founder di Codemotion, e mi disse:

“dobbiamo inventare un progetto STEAM per le ragazze delle superiori, una giornata in cui possano scoprire, avvicinarsi ed appassionarsi alla tecnologia”.

Mara sapeva di andare sul sicuro, perché sapeva della mia decisa volontà di agire in favore delle ragazze e delle donne, per abbattere lo stereotipo culturale che propone un modello femminile poco adatto alle tecnologie ed alle materie scientifiche.

Mi gettai subito con passione a ideare qualcosa, sostenuto dalla mia personale musa ispiratrice: Ipazia di Alessandria. Nella mia mente si andava quindi configurando un progetto di tipo culturale oltre che educativo.

Subito, assieme a Mara, ci venne l’idea di un Hackathon, una intera giornata di avvicinamento creativo e pro-attivo al Coding.

Iniziai a pensare che alle ragazze servissero degli esempi al femminile, che fosse importante che conoscessero le storie, quasi mai raccontate, delle donne che a loro volta hanno fatto (e fanno) la storia della tecnologia. Mi dissi che servivano delle muse anche a loro.
Quindi, ideai il concept le Muse della MIST (Matematica, Ingegneria, Scienza, Tecnologia), selezionando quattordici muse, ossia quattordici donne che con il loro genio hanno dato e danno dei contributi fondamentali allo sviluppo delle aree scientifiche e tecnologiche.

Perchè le muse? Le muse sono figure in grado di accendere una passione, figure in grado di ispirare ed essere di esempio. Generalmente la storia delle grandi innovazioni, soprattutto tecnologiche, è quasi sempre raccontata al maschile. Steve Jobs, Bill Gates, o Mark Zucchkemberg, Le Muse della MIST intendeva raccontare la stessa la storia ma al femminile, colmando un vuoto culturale e storico.

Mara apprezzò molto l’idea e la propose a TIM, ed anche il loro staff (tra cui Roberta) l’accolse con favore. Così nacquero i TIM Girls Hackathonche divennero una serie di eventi organizzati da TIM e Codemotion.

Il format che ideammo con gli altri dello staff di Codemotion, prevdeva una giornata in cui 70 ragazze del triennio finale delle superiori realizzassero il prototipo di una App sul tema del cyberbullismo (tema scelto dallo staff TIM).

Durante i TIM Girls Hackathon ogni team prendeva il nome di una musa ispiratrice, e si posizionava nel tavolo che esponeva il relativo cartellino.

Essendo le ragazze 70, definimmo 14 team da 5 partecipanti. Servivano quindi 14 muse; scelsi queste:
Ada Byron Lovelace, Grace Murray Hopper, Hedy Lamarr, Katherine Johnson, Erna Schneider Hoover, Karen Spärck Jones, Margaret Hamilton, Adele Goldberg, Sophie Wilson, Radia Perlman, Helen Greiner, Arianna Menciassi, Marissa Mayer, Samantha Cristoforetti

La giornata dell’hackathon la dividemmo in due parti. La mattinata era dedicata alla fase di tutorial per apprendere le prime basi di programmazione di una App.

Il pomeriggio invece era dedicato alla fase creativa.

Ogni team di ragazze si concentrava nella creazione della propria App sul cyberbullismo, partendo prima da un brainstorming, passando poi ad una descrizione grafica su carta del progetto.

Poi le ragazze sono passate a realizzare e programmare il prototipo dell’App.

Dopo tre ore di lavoro ogni team doveva presentare in tre minuti il proprio progetto ad una giuria che poi avrebbe decretato un team vincente, più i secondi ed i terzi. Personalmente penso che ogni team, ognuna di quelle ragazze che parteciparono vinse quel giorno. Vinse contro l’ansia, vinse contro lo stereotipo, vinse contro l’idea di essere inadeguata.

Organizzammo ben 11 di questi hackathon in giro per l’Italia: Catania, Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Milano, Napoli, Padova, Roma, Torino, Venezia. Alla fine rimane il grande risultato che realizzammo (con Chiara, Kabiria, Mara, Marco, Massimo, Marta e tanti altri), ottenuto anche per la convinzione che stavamo facendo di più di un semplice lavoro.

A volte mi fermo a pensare: chissà cosa ha riservato il futuro a quelle settecento e più ragazze; chissà se siamo riusciti a lasciare il segno, se qualcuna di loro ha colto lo spirito di quel giorno, se qualcuna ha lasciato che maturasse in lei il seme della creatività con la tecnologia, o magari l’amore e la passione per le scienze.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *