Oggi mio figlio ha fatto una cosa che aveva già fatto durante il summer camp questa estate

Verrebbe da rispondere: e quindi?

Non vuol dire che la sappia rifare da solo in autonomia; non vuol dire che l’abbia capita; non vuol dire che faccia male ripeterla e rifarla.

Il fatto è che molti ignorano il significato del termine educare, e credono che i giovani vadano riempiti quotidianamente come secchi, di nozioni e di competenze sempre nuove.

Le competenze sono importanti, ma sono le conoscenze ad essere fondamentali; e non si conosce se non si pratica, se non si esplora, se non si sperimenta, e se non si reitera

I latini dicevano: repetita iuvant perché sapevano (loro) che ripetere è una delle più efficaci forme di apprendimento.

Ogni volta che si ripete si consolida; spesso capita di scoprire qualcosa di nuovo, o che si capisca finalmente una cosa che prima non si era compresa (quando ti si accende la famosa lampadina).

Ogni volta che si ripete si acquisisce maggior familiarità, si diventa sempre più consapevoli e capaci, e si sviluppa un livello di qualità sempre maggiore.

by Elisa — percorso Stella Codemoiont Kids

Ripetere è noioso? Solo se lo si fa pedissequamente, come automi, senza nessuna finalità, senza alcuna passione, senza chiare motivazioni, senza gioco.

I giovani hanno bisogno di ampliare la loro vista, vedere e capire il più possibile di quello che li circonda, scoprire e fare quante più relazioni possibili tra cose diverse. Questo non è incompatibile con il concetto del reiterare. Ripetere concetti e/o pratiche applicandoli ogni volta a progetti diversi, usando materiali nuovi, dandosi nuove finalità: questo rende la ripetizione non noiosa, e soprattutto la trasforma semplicemente in una pratica, una capacità che ci permette di conoscere meglio il mondo.

by Giulia — percorso Stella Codemotion Kids

Torniamo al punto di partenza.

Con l’intento di fare del bene ai propri figli, spesso alcuni genitori sono colti da smania di bruciare i tempi; li caricano di attività al punto che non hanno tempo per riflettere su quello che fanno, né per qualche ora di sana noia. Alcuni genitori pretendono che i loro figli facciano sempre cose nuove, come se si trattasse di una raccolta punti, senza guardare alla qualità ma alla quantità. Alcuni hanno già pianificato la loro carriera scolastica ed universitaria fin dalle medie. Altri ancora si comportano con i figli come se stessero lavorando ad una loro opera, un robot da programmare secondo le proprie ambizioni. Poi però, ce ne sono altrettanti che fortunatamente lasciano loro il tempo per fare, per capire, per annoiarsi, per ripetere, per giocare, per esplorare; senza smanie, e senza aspettative di chissà quali futuri successi, consapevoli che seppur figli, sono persone autonome che sceglieranno le loro strade.


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